La diffusione della banda larga nelle PMI in Italia

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Anche quest’anno l’Unione Europea ha stilato il rapporto DESI – Digital Economy and Society Index, lo studio che fornisce un’analisi dei 28 Paesi Membri basata su cinque indici di valutazione quali:

  1. connettività (reti fisse a banda larga, reti mobili a banda larga e relativi prezzi)
  2. capitale umano (uso di internet, competenze digitali di base e avanzate)
  3. uso dei servizi Internet (uso di contenuti, canali di comunicazione e transazioni online da parte dei cittadini)
  4. integrazione delle tecnologie digitali (digitalizzazione delle imprese ed e-commerce)
  5. servizi pubblici digitali (e-Government e sanità digitale)

L’Italia, purtroppo, si conferma come il fanalino di coda tra le nazioni del G7, classificandosi al 25° posto.

Nel 2018 Danimarca, Svezia, Finlandia e Paesi Bassi hanno le economie più avanzate dal punto di vista digitale, mentre Romania, Grecia e appunto Italia sono quelle che hanno ottenuto i risultati più scarsi.

Ciò significa che, seppure negli ultima anni il nostro Paese ha lavorato molto sul tema delle infrastrutture, adottando la Strategia per la crescita digitale 2014-2023 e la Strategia per la Banda Ultralarga, quanto fatto ancora non basta.

Da questo punto di vista, è lo stesso rapporto a sottolineare il segnale positivo offerto dalle prestazioni in termini di copertura delle reti NGA (l’87% delle famiglie italiane è coperta da VDSL FTTP o Docsis 3.0) ma, nonostante ciò, la diffusione degli abbonamenti da almeno 30 Mbps è solo del 12% (contro una media europea del 33%).

La diffusione della banda larga ultraveloce tocca la percentuale del 4,8% di abitazioni che hanno un abbonamento con almeno 100 Mbps e copertura del territorio che si attesta al 22% (contro una copertura media UE del 58%).

Come si legge dal rapporto “l’Italia non è riuscita a fare progressi nella classifica riguardante l’utilizzo di Internet, confermandosi al penultimo posto. L’utilizzo di servizi online come shopping online, e-Banking e social network ha segnato un lieve aumento mentre la lettura delle notizie online si colloca al di sotto della media UE, probabilmente come conseguenza del crescente utilizzo di servizi a pagamento da parte dei media.”

Dal lato imprenditoriale, invece, le imprese italiane si collocano al di sopra della media per quanto riguarda l’utilizzo di soluzioni di eBusiness come lo scambio di informazioni elettroniche e l’RFID.

Sul fronte e-commerce, tuttavia, il quadro è contraddittorio perché ad un incremento della percentuale di PMI che si dedicano ad attività di vendita online, fa da contrappeso una flessione delle vendite elettroniche (dal 6,4 al 5,8%).

Il dato che riguarda la vendita online da parte delle PMI è in crescita, ma resta ancora molto basso rispetto agli altri Stati Membri con un 7,9% di aziende coinvolte nella vendita online rispetto al totale delle nostre PMI e alla media UE del 17,2%.

Si registrano discreti risultati sulla vendita attraverso marketplace (5,3%) mentre, per quanto riguarda i sistemi informativi utilizzati, registriamo un 18% di software CRM contro una media europea del 20% , una percentuale di aziende ad alto livello di digitalizzazione del 12% su una media del 20%, l’11% di aziende che usano software per la gestione della catena di approvvigionamento su una media UE del 17% e solo il 36% di PMI che possiede un sito web con funzionalità sofisticate su una media UE del 58%.

Sul fronte eGovernment (i servizi messi a disposizione dalle pubbliche amministrazioni), l’Italia procede lentamente registrando da un lato una notevole crescita sul fronte degli open data e della disponibilità dei servizi superando la media UE, mentre dall’altro il livello di sviluppo dei servizi rivolti alle imprese si colloca leggermente al di sotto della media, crollando nella categoria degli utenti eGovernment.

Per quanto riguarda l’utilizzo dei servizi di sanità digitale, l’Italia si colloca all’8° posto anche grazie alla nuova strategia varata dal governo italiano in relazione alle tecnologie dell’informazione nella pubblica amministrazione.

Al momento, la cartella clinica elettronica è stata adottata da 16 regioni italiane su 21 mentre 11 sono pronte per l’introduzione dell’interoperabilità.

Questa sintesi del DESI ci consegna una situazione non ottimale del livello di digitalizzazione delle PMI italiane.

Pur apprezzando la strategia orientata alla trasparenza e rilascio dei dati, ciò che ci rimprovera la UE è lo scarsissimo uso degli open data da parte della popolazione.

Se invece guardiamo ai servizi della pubblica amministrazione digitale, si evidenza un buon posizionamento dell’Italia in merito al completamento dei servizi eGov online, ma i problemi  riguardano la gestione da parte degli uffici e, soprattutto, il numero di utenti che li utilizzano, del tutto insoddisfacente.

Su questo c’è sicuramente da migliorare, anche perché a risentirne in negativo è la competitività delle nostre aziende all’interno di un mercato sempre più globale.

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