Coronavirus e vendita online: qual è stato l’impatto sul settore in Italia

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La compravendita dei prodotti si sta spostando sempre di più sul versante online e, in tal senso, la pandemia da Coronavirus è stato il catalizzatore di questo processo, portandolo ad una ulteriore velocizzazione.

A sottolinearlo è lo studio condotto dal Consorzio Netcomm che dimostra come, per cause di forza maggiore, negli ultimi 13 mesi tutti gli aspetti della nostra vita sono stati travolti dalla rivoluzione digitale, a partire dalla scuola fino ad arrivare all’attività fisica.

Ma, il settore più coinvolto dal processo di digitalizzazione è stato senza dubbio quello dei consumi che, senza Covid, ci avrebbe messo molto più tempo a raggiungere i dati attuali.

Dati che, in primis, fanno notare come, nel settore e-commerce in Italia, i consumatori siano quasi raddoppiati.

Da Gennaio ad Ottobre 2020, infatti, la quantità di nuovi utenti che ha acquistato da piattaforme online (e-commerce e marketplace su tutti) è stata di circa 1,3 milioni, per un totale di 29 milioni di persone che hanno comprato sul web durante l’anno, ben 2 milioni in più rispetto allo stesso periodo del 2019.

Mettendo a confronto questo numero con quello dei nuovi consumatori registrati lo scorso anno, il valore è aumentato di quasi due volte, passando da 700.000 a 1,3 milioni appunto.

In conseguenza di ciò, il volume delle transazioni online negli ultimi 12 mesi è cresciuto del 15,4% (il 7% solo durante l’emergenza sanitaria), con la richiesta generale di prodotti provenienti dal web che risulta aumentata del 10%.

La fotografia generale che esce dallo studio dimostra, quindi, come gli italiani abbiamo scoperto online un nuovo modo d’acquistare, iniziato con la pandemia, ma che, secondo le analisi, si protrarrà negli anni a venire.

A conferma di ciò, il fatto che il 36,4% dei consumatori pensa di continuare ad acquistare online i prodotti che prima era solito comprare solo nei negozi fisici.

Un cambiamento delle abitudini di acquisto che il 53% degli utenti vorrebbe venisse assecondato dai punti vendita di quartiere, che potrebbero sfruttare a loro vantaggio i canali online seguendo i dettami dell’e-commerce di prossimità.

Per quanto riguarda i settori che hanno beneficiato maggiormente della  rivoluzione dei consumi, durante il lockdown, al primo posto c’è stato il fashion retail (35%), seguito dal food (28%) e dai prodotti per la casa (25%).

Dati, questi, in gran parte confermati anche dopo la fine dell’emergenza sanitaria, dal momento che i tre beni che hanno registrato la maggiore percentuale di acquisti online sono stati l’abbigliamento (30%), i prodotti per la casa (24%) ed i dispositivi elettronici (23%), che hanno scalzato il food (21%) dal podio.

Con l’aumento delle vendite online, anche l’approccio dei consumatori alle transazioni web è cambiato, maturando in maniera notevole.

Infatti, le persone hanno iniziato a fare molto più affidamento sulle opinioni altrui espresse in rete, innalzando così il loro livello di controllo.

In particolare, prima di finalizzare una transazione online, il 47% degli utenti controlla le recensioni online dei clienti che hanno già acquistato quel prodotto, il 46% controlla se il sito ha la crittografia HTTPS, il 35% si fida della reputazione associata allo shop online, il 18% si basa sull’aspetto visivo del sito, l’11% contatta direttamente il negozio online, mentre il 4% utilizza strumenti di valutazione di terze parti (es. Alexa, Whois, ecc.)

Questi ultimi dati, in particolare, rafforzano la raccomandazione, per gli imprenditori digitali,  di evitare nella maniera più assoluta di “improvvisarsi” venditori online, dal momento che tale business rappresenta realmente una grande opportunità di crescita e guadagno per qualsiasi attività.

Ultimo aspetto rilevante dello studio condotto dal Consorzio Netcomm è che il settore dell’e-commerce in Italia, grazie alla spinta provocata dal Covid-19, raggiungerà, entro il 2025, un aumento del 55%, con molti settori, finora lontani da questo modello di business, che verranno coinvolti anche loro nella rivoluzione digitale.

Questo a dimostrazione del fatto che, nel nostro Paese, la domanda di cambiamento nelle modalità di acquisto sarà sempre più presente negli anni a venire.

Una domanda alla quale tutte le azienda digitali saranno chiamate a rispondere in maniera proattiva, rovesciando l’attuale contesto socio-economico che, invece, dimostra come le attività nostrane non siano ancora totalmente pronte ad affrontare le nuove tendenze. 

Infatti, secondo l’ultimo censimento delle aziende online, su 280 imprese operanti in diversi settori sul web, solo il 79% possiede un e-commerce o è presente sulle piattaforme marketplace, mentre il 37% è abilitato solo al ritiro o al reso in store dei prodotti acquistati sul web.

Infografica

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